Kinkaleri – Esso – 1999

Kinkaleri Esso produzione: Kinkaleri con: Massimo Conti, Marco Mazzonii, Cristina Rizzo con il sostegno di: Progetto Toscanadanza, Ministero per i Beni e le Attivitý Culturali – Dip. dello spettacolo Un dj e due danzatori nelle loro linee di limite e…

Kinkaleri - Esso - 1999

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Kinkaleri
Esso
produzione: Kinkaleri
con: Massimo Conti, Marco Mazzonii, Cristina Rizzo
con il sostegno di: Progetto Toscanadanza, Ministero per i Beni e le Attivitý Culturali – Dip. dello spettacolo

Un dj e due danzatori nelle loro linee di limite e d’azione che si mostrano in movimento uno alla volta – una console audio, due strisce diagonali di linoleum finto legno, due sedie, luce: l’allestimento asciutto e la sua organizzazione; una tigre in una gabbia non è la rappresentazione di una tigre.
Nell’involucro dell’improvvisazione ciÚ che caratterizza l’evento Ë lo spirito ludico di chi nelle strade sfida sé stesso e i suoi complici. In questo caso il movimento ed il suono non si ingolfano nella castrazione della gara di abilità ma in uno scheggiato dialogo a tre.
Riavvicinarsi alla “danza” necessita una distanza da tutto ciÚ che implica la ripetizione, lo scorrere oggettivo di un corpo che costretto in delle forme estetiche pre-scelte appare chiuso in un sistema di verità.
Per “danzare” occorre riappropriarsi di quel corpo e paradossalmente perderlo ancora una volta, sentirsi inadeguati, portarsi fuori da sÈ attraverso degli elementi di percezione attiva, liberare lo spirito e l’intelletto dal blocco vigile della coscienza.
Esso è un esperimento di improvvisazione. Si sviluppa su degli elementi chiave rispetto ad una costruzione coreografica: lo spazio e il tempo. Non ne cambia affatto la natura ma vi inserisce un nuovo elemento: l’improvvisazione.
Ciò che apparentemente sembra semplicemente uno spettacolo, o una performance, o un attimo di lavoro coreografico nasconde nelle sue pieghe l’insidia della perdita di se: il danzatore “parla” a braccio.
Ciàò che dice è proprio ciò che fa; sostiene un luogo alimentando la sua dinamica psichica verso un fuori che semplicemente fornisce direzioni ordinate: di spazio e di tempo. Il Dj testimonia la durata scandendo suoni nella casualità della ripetizione coatta, ipnotica di tracce uguali a se stesse e sempre.
I tre soggetti coinvolti sperimentano ogni volta un nuovo dialogo a tre che trova la sua coerenza nella diversitý dell’incontro.
Il fatto che tutto questo venga enunciato e non reso visibile rafforza il nostro sentimento tecnico di ricerca.
Ogni volta dentro lo stesso “spazio” e nello stesso “tempo” la materia si trasforma, diventa intensità capace di transitare tra uno stato e l’altro, non Ë mai prestabilita ma appare luminosa in un istante qualsiasi, microscopica visione.

Kinkaleri
Esso
production: Kinkaleri
With: Massimo Conti, Marco Mazzoni, Cristina Rizzo
supported by: Ministero per i Beni e le Attivitý Culturali – Dipartimento dello spettacolo

A dj and two dancers in their lines of boundary and action, showing themselves in motion one at the time. A sound system, two diagonal lines made of faked wood linoleum, two chairs, a light: the essential stage set and its organisation; a tiger in a cage is not the representation of a tiger. With the casing of improvisation what is particular of this event is the team spirit typical of those who in the streets challenge themselves and their accomplices. In this case, the movement and the sound are not immersed in the castration of skilfulness competition but in a chipped dialogue between three persons. Re-approaching “dance” needs a distance from everything which implicate repetition; the objectively flowing of a body, forced in pre-chosen aesthetic forms, appears closed in a system of true composition.
To “dance” it is necessary to regain that body and paradoxically to lose it again, feeling inadequate. Taking oneself outside himself through active elements of perception, freeing the spirit and the intellect from the vigilant block of the conscience.
“Esso” is an experiment of improvisation.
It develops itself on two very important elements for the choreographic composition: space and time.
It doesn’t change at all the status but it adds to them a new element: improvisation.
What apparently seems a simple performance, or an event, or just a moment of a choreographic work, hides in its folds the artifice of losing oneself; the dancer “speaks” following the flux of the instant.
What he is saying is exactly what he is doing: he sustains a space feeding his psychic dynamic towards an outside which simply gives arranged directions: of space and time.
The dj testifies the duration, playing sounds in the casualty of compelled hypnotic repetition of always the same tracks.
The three subjects involved, experiment each time a new dialogue that finds its coherence in the diversity of each single event.
What makes our technical feeling of research stronger is that everything is enunciated though not made visible. Each time inside the same “space” and with the same “time” the material is transforming itself, it becomes “intensity” able to flow from one state to the other, it is never established beforehand but it appears luminous in an ordinary instant, a microscopic vision.

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